La casa di montagna fantasma – 22/25 Racconti del Mistero di Natale

Il periodo di Natale richiama nell’immaginario collettivo paesaggi innevati magari di montagna dove, nella natura selvaggia, piccole case si trovano in mezzo a boschi secolari avvolte da un’atmosfera magica. Sono venuto a conoscenza di questa storia incredibile ma vera, grazie alla testimonianza di un signore che gestisce il blog Aria di Bosco.

Con il suo permesso ve la racconto qui di seguito come me l’ha raccontata lui

Ecco la storia.

Diversi anni fa agli inizi di dicembre, una cara amica mi mise a disposizione la sua casetta in montagna, sui monti sopra le valli di Lanzo. Casetta che si trova a più di 1500 metri di altezza e dista una ventina di metri da un immenso bosco, una buona posizione per fare piccole escursioni giornaliere un un ambiente davvero incontaminato. Parto a metà pomeriggio da Torino. Dopo un paio d’ore di strada ero arrivato in una piccola frazione che viene chiamata “i tornetti” per via appunto della presenza di numerosi e strettissimi tornanti. Mi fermo e parcheggio vicino a un negozio, una sorta di emporio che funzionava anche da bar e trattoria. Prendo lo zaino dall’auto ed entro nel bar. Come mi aveva consigliato la mia amica Anna, consegnai le chiavi al gestore suo amico di vecchia data. Il cielo era oscurato da nuvole nere e gonfie che promettevano una nevicata imminente. Visto il tempo non era conveniente salire oltre in macchina. In mio aiuto venne il proprietario dell’emporio che mi diede le indicazioni per trovare la casa che cercavo senza perdermi; l’uomo mi consigliò di affrettarmi Lo ringraziai e gli dissi che sarei tornato a prendere l’auto la domenica pomeriggio. Quindi mi incamminai, seguendo la strada sterrata stracolma di neve. In teoria avrei dovuto percorrere ancora una decina di chilometri, ma seguendo la pista che mi aveva indicato il signore del negozio-ristorante, sarei dovuto arrivare in meno di un’ ora. C’era ancora luce quando, seguendo la pista coperta di neve, entrai nel bosco. Non immaginavo però che la neve sarebbe stata cosi alta, troppo per consentirmi di camminare ad un passo più sostenuto. Accesi dunque la torcia frontale ma, dopo oltre un’ora e mezza, realizzai di essermi perso. Decisi di tornare per un tratto indietro, sui miei passi, spazzando a ventaglio la neve. Ero uscito dal sentiero senza accorgermene, ormai era buio e questo fatto risultò positivo. Infatti, come in una fiaba, scorsi due lucine quasi gialle, e mi diressi in quella direzione. Arrivai di fronte a una casa che sembrava davvero quella delle favole, costruita metà in legno e metà in pietra, tenuta molto bene. Giunto a qualche metro dalla porta di casa incominciai a chiamare. Non feci in tempo a prendere il battacchio per bussare, che la porta si apri: mi trovai davanti a un signore anziano ma dall’aspetto vigoroso al quale spiegai dove volevo andare. L’uomo mi fece entrare in casa dove c’era una donna che stava sbrigando alcune faccende davanti al camino. Raccontai ai signori della mia amica Anna. Loro mi dissero che la conoscevano benissimo e la ricordavano quando era bambina. Mi offrirono un un bicchiere di vino. L’uomo che mi disse che si chiamava Carlo,mi accompagnò poi fuori indicandomi una direzione. “Dieci minuti e sarai arrivato” mi disse. Salutai e ringraziai la moglie che aveva i capelli raccolti come in una specie di tortino di treccia. Mi incamminai ristorato nell’anima e nel corpo e riuscii a raggiungere la mia meta: una vecchia casa, tenuta ancora discretamente, che all’interno era molto accogliente con un grande camino. Accesi il fuoco, mangiai qualcosa e mi addormentai sul divano al caldo. Il mattino dopo intorno a me era tutto diverso, uno spettacolo della natura: aveva nevicato tutta la notte e le orme che avevo lasciato la sera prima erano state ricoperte. In quella casa trascorsi tre giorni fantastici. La domenica decisi di partire prima e fermarmi a mangiare alla trattoria del signore a cui avevo lasciato l’auto. Sulla via del ritorno mi ricordai del signor Carlo e di sua moglie. Pensai di passare da loro a salutarli. Stranamente non trovai la loro casa. Passai invece vicino una casa che sembrava abbandonata da molti anni con il tetto sfondato da un lato. Osservai quell’abitazione e scattai anche qualche foto. Infine raggiunsi la trattoria dove si trovava la mia auto. Mi fermai per mangiare: ordinai polenta e cervo e un buon vino rosso. Terminato il pranzo il proprietario mi dette le chiavi dell’auto e mi chiese come era andata. Gli raccontai di come mi ero perso a causa della neve che aveva ricoperto la pista e ovviamente della gentilezza del signor Carlo e di sua moglie. Appena pronunciai quei nomi…il mio interlocutore si tolse il berretto e si passò la mano sulla testa pelata. Mi disse serio che da più di trent’anni, da quando i genitori di Anna si erano trasferiti giù in paese , non vi abitava più nessuno lassù. Io insistetti e descrissi Carlo e la moglie, la casa e il suo interno. Quando poi parlai di Carlo e della pettinatura della moglie, al ristoratore venne venne un coccolone. L’uomo chiamò uno dei figli che si trovava in cucina e gli raccontò tutto. Poi mi disse che, cinquant’anni fa, viveva una coppia poco distante da casa di Anna. Marito e moglie morirono di tifo e la casa restò abbandonata. Proprio qualche giorno prima il figlio era passato da quelle parti . Feci vedere loro le foto che avevo fatto del rudere che avevo incontrato lungo il ritorno: entrambi dissero che era esattamente quella la casa di Carlo e la moglie. Non dissi altro, mi offrirono un amaro e ripartii per Torino. Sono tornato molte altre volte alla casa di Anna e sono entrato nella casetta di Carlo e di sua moglie. Era la stessa, ne sono sicuro: riconobbi il camino e il tavolo su cui la signora aveva messo i bicchieri e la bottiglia di vino. Anna mi disse che erano una coppia molto affiatata e che avevano una figlia con cui era rimasta in contatto. Andammo a trovarla e lei ci mostrò un vecchio album di fotografie. Inutile dire che riconobbi Carlo e sua moglie ancora prima che ce la figlia li indicasse.. Non ho provato paura ed ogni volta che sono passato davanti a quel che rimaneva della loro casa ho sempre salutato ad alta voce.

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