Un raro libro mi ha chiamato in via Po a Torino – 19/25 Racconti del Mistero di Natale

I giorni che precedono il Natale hanno qualcosa di magico, inutile negarlo. Una piccola magia di Natale a me capitò quattro Natali fa quando, a pochi giorni dal 25, mi trovavo a passeggiare in via Po a Torino curiosando tra le bancarelle dei libri usati.

C’era una bella atmosfera in città. Percepivo un flusso positivo, di festa ma anche di celebrazione. Sarà stato tutto questo, non lo so, sta di fatto che su una di quelle bancarelle un libro mi chiamò.

Era “Cronache dell’impossibile” un volume scritto da Ito De Rolandis cronista di Torino che scrisse anche per la Gazzetta del Popolo.

Anni prima, leggendo un altro libro di De Rolandis gli scrissi una mail. Lui molto gentilmente mi rispose con una frase che non scorderò mai e con un consiglio che nel tempo ho sempre cercato di seguire.

Tornando in via Po, “Cronache dell’impossibile” era molto raro da trovare e il Natale mi portò fortuna.

Tra quelle pagine lessi una delle storie più incredibili, di cui ho già scritto in altre occasioni,riproponendola qui.

Di seguito riporto il testo di Ito De Rolandis che, pur non essendo ambientato nel periodo natalizio, mi ricorda l’atmosfera di quel Natale in via Po.

Quel libro lo regalai a me stesso mettendolo in un pacco sotto l’albero.

Può esistere un uomo che ha tatuata sul braccio la data della propria morte e il nome della persona che l’ha ucciso? Sì, ed è una storia vera successa a Torino con tanto di verbali della Polizia.

E’ la storia di una morte, una morte annunciata…

“Gli ippocastani che segnavano corso Massimo d’Azeglio a Torino – racconta Ito De Rolandis – perdevano le foglie e sul Lungo Po si respirava l’aria di un autunno precoce”.

La facciata principale delle Molinette guardava verso corso Bramante. La porta del Pronto Soccorso era sulla sinistra, alla cima di una lieve rampa, una sorta di portone entro il quale accedevano le autoambulanze. Entrammo da lì”.

Inizia così il racconto del giornalista torinese. Un professionista serio abituato alla Cronaca Nera, ai rapporti complessi con le Forze dell’Ordine, con i marescialli dei Carabinieri e gli ispettori della Polizia. Un cronista schietto, genuino. Sicuramente non facilmente impressionabile.

“Nella stanza c’erano l’agente di Polizia, un’infermiera ed il custode che aveva telefonato raccontandoci l’accaduto. Erano tutti attorno alla barella: un lettino di metallo ridotto all’essenziale sistemato al centro sotto ad una lampada. La luce era concentrata sul morto. Questi era avvolto in un lenzuolo bianco. Solo la testa era scoperta”.

Nel pronto soccorso si trovavano il giornalista, il suo fotografo, il personale del e gli agenti di Polizia.

Sembrava una normale serata di routine di cronaca nera, ma non era così.

“Abbiamo telefonato – disse il poliziotto – perché è senza documenti. Deve essere un tipo losco, quello, un galeotto. Pubblicando la fotografia sul giornale può darsi che qualcuno lo riconosca”.

Insomma, quella sera ognuno faceva il proprio lavoro: il giornalista annotava, la Polizia tentava di capirci qualcosa, il fotografo scattava.

Poi però…

“Quello che era sulla barella era un uomo di cinquant’anni, coi capelli neri come il carbone, ricciuti, il naso aquilino, le labbra spesse, pronunciate”.

Com’è morto?

“Di incidente stradale, così ha detto chi lo ha portato. Ma era un automobilista di passaggio. Non ha saputo dare tante spiegazioni. Pioveva, ha visto poco.”

E poi quei mostri tatuati su tutto il corpo.

“I mostri erano tatuati su tutto il corpo, mostri e donne nude”.

Poi qualcuno si accorse di un tatuaggio che a prima vista poteva essere tra i più banali ma che celava una realtà sconcertante.

“Guarda qui. C’è anche una scritta sul braccio sinistro. All’altezza del polso si leggeva M.T. GAY. E sotto 1.11.62”

E qui inizia l’incredibile.

E qui entra in scena una donna.

“E’ qui che hanno portato mio marito?”.

Dopo poco si scopre che la donna che ha posto la domanda è la moglie del morto.

“Mio marito è carpentiere, Questi tatuaggi li ha fatti in Australia dove era andato a lavorare prima della guerra. Ci siamo sposati nel 1951. In Australia, mi ha detto mio marito, si usava fare questi tatuaggi”.

Il caso sembra risolto, una cronaca come tante. Un morto deceduto a causa di un investimento stradale. Per il giornale nulla di rilevante, semplice routine, merita un taglio basso a due, venti righe magari anzi senza foto.

Senonchè entra in scena un’altra donna.

“Stavamo avviandoci verso l’uscita quando arrivò l’auto della Polizia Stradale. Calarono il brigadiere D’Alpino e l’agente Cauda. Quest’ultimo aprì la portiera posteriore e diede una mano ad una giovane donna bionda, minuta”.

“L’uomo è morto”

“Ma roba da matti”

“Perché?”

“”Perché la 500 che guidava costei ha un’ammaccatura che neppure si vede”.

“Il morto – raccontò al giornalista il brigadiere – era stato al cimitero di Pianezza. Era uscito dal camposanto e aveva l’ombrello aperto. Ha attraversato la strada, fuori dalle strisce pedonali, in un punto non illuminato, era vestito di scuro. La ragazza era sulla sua 500. Quando lo ha visto gli era già addosso”.

“Come si chiama la ragazza?”

“Ha detto Maria Tersa Gay di anni 23”.

“Ma sta scherzando?”

“No, e chi è questa qui? La figlia del sindaco?”

“Non so di chi sia figlia, ma il suo nome è scritto sul braccio del morto”.

“Sul braccio di chi?” scattò il brigadiere.

Il cronista Ito De Rolandis invece di perdersi in mille spiegazioni fece vedere il tatuaggio sul braccio del morto al brigadiere: M.T.GAY 1.11.62

“Ma oggi quante ne abbiamo?”

“Oggi è il primo novembre 1962”

I poliziotti interrogano la povera Maria Tersa Gay che non aveva mai conosciuto prima l’uomo che ha ucciso per un banale sinistro stradale con la sua macchina.

Viene risentita la moglie del Navarro ma non emergono nuovi elementi.

Sia Ito De Rolandis che il brigadiere della Stradale sono sconvolti e incuriositi.

“Perché la mia storia è pazzesca?” chiede ingenuamente Maria Teresa Gay impiegata alla Sip al turno 34 al giornalista scambiandolo per un poliziotto.

“Perché l’uomo che lei ha travolto e ucciso aveva inciso sul braccio il suo nome signorina e la data di oggi. Capisce’ da almeno 12 anni quell’uomo portava con sé la data della propria morte e il nome di chi lo avrebbe ucciso. Il suo!”.

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