La tavola dei fantasmi – 15/25 Racconti del Mistero di Natale

Gli abitanti del piccolo paese immerso nella pianura della Bassa non ci potevano credere.

Gli anziani dicevano che era tutto normale, i giovani scattavano foto con i cellulari e le postavano sui Social. Si erano mossi anche i giornali e le telecamere delle troupe televisive nazionali stavano arrivando sul posto.

In mezzo al crocicchio prima del paese, per il terzo anno di fila, proprio la mattina del giorno di Natale, era apparsa dal nulla una tavola imbandita, con sette posti a sedere e gli avanzi di quello che doveva essere stato un lauto banchetto della Vigilia.

Alcuni avevano pensato subito ad uno scherzo. Peccato che non esistesse nessuna prova, nemmeno un indizio. Neanche i Carabinieri che erano accorsi sul posto riuscivano a dare una spiegazione.

Un grande tavolo in legno coperto da una preziosa tovaglia bianca. Piatti antichi di porcellana e bicchieri in vetro lavorato per l’acqua e per il vino. La sera prima, per andare alla Messa di Natale diverse persone erano passate da quel crocicchio ma non avevano notato nulla di anomalo.

La tavola compariva al mattino e svaniva nel nulla dopo qualche ora come se fosse stata neve che si scioglieva al sole.

Ma chi erano i commensali? Chi si metteva a mangiare e a bere nel bel mezzo della notte all’aperto con quel freddo?

Il gruppo di persone che stava attorno alla tavola in mezzo al crocicchio si teneva a debita distanza come se una regola non scritta, una sorta di atavico timore reverenziale, impedisse a chicchessia di avvicinarsi.

Ad un certo punto giunse a piedi un uomo. Era Carlino, considerato da tutti il matto del paese. Guardò il banchetto e mentre tutti sgranavano gli occhi si sedette a capo tavola. Poi prese un calice di vino dove era rimasto un po’ di liquido scuro ambrato e ne bevve una sorsata. Nessuno osò dire nulla.

Carlino dopo aver sorseggiato il vino rimase come pietrificato e il suo sguardo si perse nel vuoto della fredda campagna.

Un appuntato dei Carabinieri accennò ad intervenire ma fu bloccato dal maresciallo che ordinò perentorio «Non lo toccate, chiamate un’ambulanza».

Dopo qualche minuto che parve un’eternità, l’uomo tornò in sé.

«Ho visto tutto – esclamò – so chi sono e da dove vengono».

La gente iniziava a mormorare e il brusio si fece sempre più fitto «Allora Carlino che cosa aspetti? Vogliamo sapere anche noi».

«Ho parlato con gli spiriti – raccontò lo sventurato – e mi hanno detto che su quel crocicchio, molto tempo fa, c’era una costruzione. Era la casa di sette fratelli, anime pie, che ogni anno la notte di Natale si ritrovavano per celebrare tra di loro la Vigilia. Venivano da posti lontani perché ognuno di loro aveva lasciato quella casa dove avevano vissuto con i genitori da bambini. Appartenevano ad una nobile stirpe, erano colti e studiosi di matematica, filosofia, fisica, chimica ed alchimia. Ricoprivano alte cariche nella società. Quella casa veniva aperta solo dalla mezzanotte della Vigilia fino a mezzogiorno del giorno dopo quando ognuno di loro tornava dalle rispettive famiglie. In una di quelle notti fecero una promessa: anche dopo la morte e anche se la casa fosse stata distrutta, si sarebbero sempre ritrovati attorno a quella tavola per consumare la loro cena».

A mezzogiorno in punto, al suono della campana, la tavola e le sedie scomparvero assieme ai resti del banchetto e Carlino si ritrovò per terra in mezzo al crocicchio.

La gente si spaventò, molti scapparono e altri si fecero il segno della croce.

Arrivarono le telecamere ma era troppo tardi.

In paese nel pomeriggio del giorno di Natale ci fu una riunione: si incontrarono il sindaco, il parrocco, il maresciallo dei Carabinieri e Carlino. Aprirono gli archivi comunali. Essi scoprirono che, sull’area dove tre anni prima era stato costruito l’incrocio, proprio dove compariva la tavola fantasma, esisteva un’antica costruzione, una casa nobiliare che apparteneva ad una antica e prestigiosa casata di conti. Durante la guerra la costruzione fu rasa al suolo dalle bombe tanto che rimasero solo pochi ed indistinti ruderi i quali furono rimossi definitivamente con gli ultimi lavori.

Da quell’anno, per tutti gli anni a venire, gli abitanti di quel paese e di quelli vicini, la sera della Vigilia di Natale, portarono in dono nell’area di quel crocicchio cibi e bevande da offrire ai fratelli per la loro cena.

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