La chiesa fantasma – 14/25 Racconti del Mistero di Natale

Tempo fa, erano una famiglia  stava tornando in auto verso casa durante una fredda notte invernale. Mancavano pochi giorni al Natale e il tempo non prometteva niente di buono. Improvvisamente si mise a nevicare. Renato, il padre, dopo aver azionato i tergicristalli si girò verso la moglie per condividere con lei la vista della neve ma si accorse che stava dormendo. Stessa cosa stavano facendo i suoi figli assopiti sul sedile posteriore.

All’uomo piaceva la neve, ne era affascinato, ma quella sera i fiocchi rendevano difficile l’avanzare dell’auto che stava procedendo quasi a passo d’uomo lungo una strada in pendenza sulle colline del Monferrato.

Renato era preoccupato. La macchina camminava a fatica, il manto nevoso aveva ricoperto l’asfalto, non c’erano luci se non quelle dei fari e l’autista si accorgeva che ad ogni minima sterzata del volante l’auto sbandava.

Improvvisamente dal nulla comparvero le luci di una chiesa. Renato sgranò gli occhi, non si ricordava che in quel punto sorgeva quella costruzione e pensò di aver sbagliato strada.

Prese una decisione. Rallentò ancora di più l’andatura e diresse la macchina verso il viale lungo la chiesa fino a raggiungerla.

Renato desiderava entrare all’interno della chiesa per rifugiarsi con la famiglia nell’attesa che quella che ormai si era trasformata in una tempesta di neve si calmasse. Troppo pericoloso proseguire.

Appena spento il motore, come se una sorta di ipnotica ninna nanna si fosse di colpo arrestata, moglie e figli si destarono dal sonno.

«Ma dove siamo finiti?» chiese la signora Lucia.

«Mentre dormivate – rispose Renato – è iniziato a nevicare fino a sembrare una tormenta. La macchina sbanda e io non me la sento di andare avanti. Non so di preciso dove siamo ma ho visto questa chiesa e ho pensato di fermarmi qui».

Improvvisamente si udì qualcuno che picchiava forte sul parabrezza. Tutti trasalirono. Una sagoma scura si spostò velocemente fino ad arrestarsi davanti alla portiera del guidatore.

I bambini dietro tremavano sia per il freddo che per lo spavento.

La figura nera fece segno con la mano di abbassare il finestrino.

Renato decise di fidarsi. Con la mano sinistra ruotò in senso antiorario la maniglia e il vetro dell’auto si abbassò di pochi centimetri.

«Buonasera – disse l’uomo – con questa neve non riusciamo ad andare avanti».

Da un cappuccio nero uscì una voce profonda che rispose «Seguitemi dentro, io e i miei confratelli saremo lieti di darvi un rifugio caldo»

Renato osservò meglio la costruzione. La chiesa era illuminata da fiaccole lungo tutto il perimetro e dalle finestre con le vetrate decorate si scorgeva una intensa luce provenire dall’interno.

La famiglia scese dall’auto infreddolita per seguire il frate dalla tonaca nera.

Nessuno parlò.

Entrarono nella chiesa.

Il frate fece accomodare i genitori e i bambini su banco in legno in fondo alla navata. Davanti a loro altre figure incappucciate stavano pregando in latino mentre sull’altare nessuno officiava la Messa. Doveva essere una veglia di preghiera.

«Papà quando andiamo a casa?» domandò il figlio più piccolo.

«Pazientiamo ancora un po’ e diciamo qualche preghiera – rispose Renato – e appena smette un po’ di nevicare riprendiamo la macchina».

Passarono minuti e poi ore e quei frati erano sempre al loro posto a recitare la litania in latino che riempiva l’atmosfera di qualcosa di sacro e lugubre allo stesso momento.

La famiglia stretta su quel banco si era addormentata.

Il loro sonno fu disturbato dal frate incappucciato che toccando sulla spalla Renato disse «Fuori ha smesso di nevicare, potete riprendere il cammino».

L’uomo non se lo fece ripeter due volte: caricò moglie e figli in auto, mise in moto e si diresse verso casa.

Appena giunti a destinazione tutti quanti crollarono dal sonno.

Renato il mattino dopo discusse con la moglie sull’esperienza della notte precedente e mentre parlava si accorse di essere andato via senza ringraziare nessuno. In fondo quei frati erano stati gentili ad offrire un rifugio sicuro dove aspettare la fine della tormenta.

L’uomo decise di tornare in quella chiesa e portare qualche dono per sdebitarsi.

Ripercorse a ritroso la strada ma della chiesa neppure l’ombra. Il paesaggio era innevato, candido, di un bianco accecante.

Percorrendo un tratto in discesa Renato riconobbe il viale di ingresso della chiesa. Guidò fino in fondo e si accorse che al posto della chiesa c’erano solo pochi ruderi.

Scese dall’auto affondando nella neve e guardando a terra ebbe un sussulto. Tra la neve luccicavano dei vetri uguali a quelli illuminati che aveva visto la notte precedente.

Ebbe una sensazione strana e risalì in macchina dirigendosi verso un piccolo borgo che sorgeva lì vicino.

Entrò in paese e si fermò all’unico bar emporio che c’era per scaldarsi con un caffè bollente.

«Sto cercando – chiese all’anziano proprietario del bar – una chiesa qui vicino perché vorrei ringraziare i frati per averci ospitato ieri notte».

«Qui vicino non c’è nessuna chiesa» rispose il vecchio.

Così Renato raccontò tutto l’episodio iniziato la sera precedente.

Il barista fece una strana smorfia e rispose: «Non so che cosa avete visto e chi avete incontrato. La chiesa che lei mi ha descritto non esiste più da quasi mezzo secolo ossia da quando, durante una notte dell’antivigilia di Natale, nel bel mezzo di una abbondante nevicata, il tetto dell’edificio crollò provocando la morte di tutti i frati che si trovavano all’interno meno che uno. Quel frate si salvò  perché era uscito a controllare la nevicata. Di lui non si seppe mai più nulla»

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