Il panettone che non arrivava – 13/25 Racconti del Mistero di Natale

Quando arrivava quel panettone a casa di Bruno era sempre una festa perché il Natale era alle porte.

Da quando era andato in pensione, tutti gli anni, l’azienda dove l’uomo aveva lavorato per una vita, gli recapitava a casa una confezione con un panettone artigianale che arrivava direttamente da Milano.

Bruno ritirava felice il pacco e lo metteva in dispensa aspettando il Natale quando finalmente lo si poteva aprire.

La sera della Vigilia, a casa di Bruno e di sua moglie, arrivava la figlia con il marito e il nipote. Appena entravano Bruno andava in dispensa, tirava fuori il panettone e lo metteva ancora nell’involucro a scaldare sul termosifone.

Quando la cena della Vigilia terminava, l’uomo chiamava il nipotino e assieme aprivano la confezione del panettone.

Il calore del termosifone esaltava il profumo di lievito, burro e canditi del dolce natalizio che risultava tiepido, soffice, pronto da gustare accompagnato dalla panna fresca, che la nonna montava con un frullino a mano pochi minuti prima di tagliare il panettone.

Un anno però la consegna del panettone era stranamente in ritardo. Bruno aspettava già da qualche giorno la persona dell’azienda incaricata di consegnare i pacchi natalizi agli ex dipendenti in pensione, ma questa non arrivava.

Il nipotino di Bruno, che nel frattempo era cresciuto e aveva diciassette anni, vedendo che si avvicinava sempre di pili Natale e che il nonno era triste perché il panettone non veniva consegnato, decise di chiamare l’azienda.

Fu facile reperire il numero, un po’ meno farsi passare un impiegato in grado di rispondere alla sua domanda.

Finalmente qualcuno rispose.

“Sì pronto sono il nipote del signor Bruno Clementi un vostro ex dipendente, vorrei chiedere un’informazione”.

“Sì chiedi pure” disse una voce perplessa ma gentile, quasi divertita, dall’altro capo del telefono.

“Senta mio nonno tutti gli anni riceve il vostro panettone ma quest’anno non è ancora arrivato niente. Come mai?”.

Dall’altra parte ci fu un attimo di silenzio, di esitazione.

“Mi dispiace tanto ma quest’anno la nostra azienda ha cambiato amministratore delegato e questo bravo signore ha deciso di sospendere l’invio dei panettoni natalizi agli ex dipendenti per risparmiare”.

“Ah, capisco” disse il ragazzino deluso.

Poi chiese:

“Sa dove posso trovare quel panettone che mandavate per Natale?”.

“Facciamo così, richiamami domani a quest’ora e ti saprò dire qualcosa”.

L’indomani il ragazzino fece visita al nonno.

“Nonno, ma il panettone è arrivato?”

“Ehm…No…Ma vedrai che arriverà, loro non si dimenticano mai di me. Ci sarà solo qualche ritardo”.

Il ragazzino sorrise ma dentro di se era molto deluso perché aveva avuto la conferma che il nonno quel panettone lo aspettava. Ormai era diventata una loro personale tradizione di Natale.

All’ora stabilita il ragazzo richiamò l’azienda chiedendo di parlare con l’impiegato del giorno precedente il quale lo informò:

“Come ti avevo promesso ho fatto qualche ricerca e ho l’indirizzo della pasticceria dove tutti gli anni ci rifornivamo per il panettone artigianale da regalare agli ex dipendenti. Se hai carta e penna ti do l’indirizzo”.

“Grazie mille, lei è stato gentilissimo e di parola”.

Il giovane appuntò il nome della pasticceria e l’indirizzo.

“Non posso lasciare il nonno senza quel panettone”.

Quella pasticceria si trovava a Milano non troppo distante dalla stazione centrale.

Il ragazzo decise che sarebbe andato una settimana prima di Natale a prendere il panettone. Avrebbe detto ai genitori che sarebbe andato a trovare un suo compagno di scuola per mettersi a posto con i compiti delle vacanze e invece sarebbe salito sul treno per Milano fino alla pasticceria. Poi avrebbe lasciato il dolce davanti alla porta di casa del nonno suonando il campanello e correndo via.

Così fece.

Da solo, un sabato pomeriggio, prese il treno per Milano e appena sceso si diresse verso la pasticceria.

Non aveva mai visto una bottega di dolci così. Gli sembrava di essere tornato indietro nel tempo. Dalla strada una vetrina illuminata, incastonata in una cornice di legno abbellita da tendine fatte ad uncinetto, presentava una piramide di panettoni artigianali accompagnati da vasi di vetro finemente lavorati con all’interno canditi e gelatine di frutta. Quando entrò un aroma di agrumi, lievito, vaniglia e burro lo avvolse facendogli venire l’acquolina in bocca. All’interno della pasticceria l’arredamento ricordava una bottega francese con gli arredi in legno laccato, porta torta in cristallo, merletti sui ripiani e vetrine in vetro smerigliato decorato.

Anche se la pasticceria aveva appena aperto c’erano già molti clienti che aspettavano il loro turno.

Il ragazzo si mise diligentemente in fila dietro al bancone tra quella moltitudine di persone che erano lì per comprare i dolci natalizi.

Arrivò il suo turno.

“Prego, desidera?” si rivolse a lui una commessa in camice azzurro che gli stava dando del Lei nonostante la giovane età.

“Vorrei un vostro panettone”

“Mi dispiace per oggi li abbiamo finiti”.

Il ragazzo rimase esterrefatto.

“Ma come, avete appena aperto”

“Tutti i panettoni che abbiamo in negozio sono già stati prenotati ma se passa domani o la prossima settimana gliene possiamo tenere uno o quanti ne vuole da parte”.

“E quelli in vetrina?”

“Tutti prenotati e pagati”

“Io vengo da fuori Milano e mi sono fatto un viaggio in treno per venire fino a qui. Non so se riuscirò ancora a passare. Fate spedizioni?”

“Facciamo spedizioni ma per quantitativi superiori ai dieci panettoni”.

“Ma per caso non ne avete qualcuno in più che vi avanza oggi?”

“Un attimo, provo a chiedere alla mia collega”.

La commessa si avvicinò alla sua collega la quale, appena finì di servire un cliente, entrò in una porta dietro al bancone. Uscì subito e disse qualcosa nell’orecchio alla donna che le aveva fatto la domanda.

“Mi dispiace – disse in modo gentile ma perentorio la commessa al ragazzo – ma l’ultimo panettone disponibile l’ha preso quel signore che stava servendo la mia collega e che è uscito poco fa. Per oggi non la posso proprio aiutare. Ora se non le dispiace avrei molte altre persone da servire”.

Il ragazzino era sconsolato e profondamente deluso. Non sapeva se sarebbe potuto ancora tornare in quella pasticceria di Milano e questo significava che il nonno, per Natale, sarebbe rimasto senza panettone.

Poi ebbe un’idea.

“Se riesco a rintracciare quel signore che è uscito adesso – pensò – posso proporgli di vendermi il suo panettone. Tanto lui sarà di Milano e gli spiegherò la mia situazione”.

Uscì per strada, si girò a destra ma non vide nessuno. Si voltò a sinistra ed eccolo: un uomo con in mano il panettone confezionato con la carta della pasticceria da dove era da poco uscito.

Andò a passo deciso verso di lui. Più si avvicinava e più quella persona aveva qualcosa di famigliare.

“Signore mi scusi!

La persona con il panettone in mano si voltò e tutti e due rimasero sconcertati.

“Ma tu che ci fai qui?”

“Ma che ci fai tu qui nonno?”.

Nonno e nipote avevano avuto la stessa idea e avevano deciso di realizzarla lo stesso giorno e la stessa ora. Il nipote di nascosto dai genitori, il nonno di nascosto dalla nonna. Il nonno era stato più fortunato perché aveva preso il treno prima.

Fecero il viaggio di ritorno assieme con il loro panettone tenendolo tra le braccia a turno come se fosse una reliquia.

Il nipote spiegò al nonno della telefonata e poi chiese:

“Nonno, ma tu lo sapevi?”.

“Bhè sono vecchio ma non rimbambito. Qualcosa non mi tornava e quindi ho telefonato anche io facendo finta di niente. Maledetti spilorci. Comunque io a Natale senza panettone non vi avrei mai lasciato”.


Il panettone, narra una voce popolare, fu inventato da un umile sguattero della cucina di Ludovico il Moro, un certo Toni. Alla vigilia di un Natale, il capocuoco degli Sforza bruciò il dolce preparato per il banchetto ducale. Toni, allora, decise di sacrificare il panetto di lievito madre che aveva tenuto da parte per il suo Natale. Lo lavorò a più riprese con farina, uova, zucchero, uvetta e canditi, fino ad ottenere un impasto soffice e molto lievitato. Il risultato fu un successo strepitoso, che Ludovico il Moro chiamò Pan de Toni in omaggio al creatore.

La vera origine del panettone va ricercata nell’usanza diffusa nel medioevo di celebrare il Natale con un pane più ricco di quello di tutti i giorni. La sera del 24 dicembre si poneva nel camino un grosso ciocco di legno e, nel contempo, venivano portati in tavola tre grandi pani di frumento, materia prima per l’epoca di gran pregio. Il capofamiglia ne serviva una fetta a tutti i commensali, serbandone una per l’anno successivo, in segno di continuità.

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