Il binario che non esiste – 11/25 Racconti del Mistero di Natale

Barbara era arrivata alla stazione di Torino Porta Nuova dieci minuti prima della partenza del treno che l’avrebbe portata fino alla cittadina dove abitava con la famiglia.

Erano le 23:40 e il negozio dove lavorava, nel centro di Torino, aveva tenuto aperto fino a tardi per permettere ai soliti ritardatari di fare gli ultimi acquista prima di Natale.

Era la Vigilia e la stazione era praticamente deserta.

La donna diede un’occhiata al tabellone delle partenze. Quella sera il suo treno sarebbe partito dal binario 24 anziché dal 19.

Poco male, si sarebbe seduta e nel giro di quarta minuti al massimo, sarebbe stata a casa pronta per farsi una doccia e infilarsi nel letto in attesa del Natale.

Aveva già preparato sotto l’albero in salotto i regali per i suoi cari.

Decise di fumare l’ultima sigaretta vicino alla carrozza, in centro treno, che di solito sceglieva per sedersi.

Quella sera, anche quel Regionale Veloce, non gli sembrava lo stesso di tutti i giorni, aveva un aspetto più vecchio, vintage.

Mentre aspirava le ultime boccate di fumo, Barbara guardò il binario in direzione dell’ingresso principale della stazione.

Vide una sagoma che si muoveva verso di lei. Una figura indistinta, grossa, impacciata che sembrava trascinare qualcosa.

Quando fu più vicino la donna riuscì a mettere a fuoco: si trattava di una signora, avrà avuto sui settantanni passati, capelli grigi con lunghe ciocche bianche raccolte alla meno peggio in una coda di cavallo, portava occhiali dalla montatura pesante, era vestita con una lunga gonna marrone, vari maglioni indossati a strati con sopra un piumino consunto giallo sbiadito. Ai piedi calzava lunghi stivali morbidi in pelle molto consumati.

La signora guardava Barbara e le gesticolava facendo segno con la mano di aspettare.

Quando furono a pochi centimetri di distanza Barbara si accorse che, nonostante l’aspetto trasandato, quella signora emanava un buon profumo di fresco e di pulito come se si fosse appena fatta la doccia e profumata.

“Scusi signorina, lei che è così bella, giovane e gentile, mi può aiutare a caricare sul treno questo scatolone?”.

“Sì certo signora” rispose Barbara.

“Grazie, sa qui dentro c’è tutta la mia casa”.

Effettivamente quell’enorme scatolone di cartone, che la signora si trascinava dietro, pesava quanto una casa.

Barbara lo prese da un lato, la signora dall’altro e assieme lo trascinarono fin sulla carrozza adagiandolo nel primo spazio a disposizione.

Di un controllore ferroviario nemmeno l’ombra, di altri passeggeri neppure.

“Le dispiace se mi siedo vicino a lei? Sa di questi tempi meglio viaggiare assieme soprattutto se si è donne e sole. Anche se oggi è la Vigilia e dovremmo essere tutti più buoni meglio stare sempre all’erta” disse la signora a Barbara.

“Certo signora si accomodi pure vicino a me”.

Erano sedute da pochi secondi quando il treno, senza nessun annuncio, partì.

La signora estrasse dallo scatolone una coperta a quadretti, se la mise sulle ginocchia, tirò fuori un termos con due tazze dove versò del the caldo.

“Tenga gentile signorina, accetti una tazza del mio the, vedrà che la riscalderà”.

Barbara fu un attimo titubante. La signora sembrava pulita ma bere del the da una tazza tirata fuori da uno scatolone, servito da una sconosciuta dall’aria bizzarra, le sembrò un po’ troppo.

Nonostante tutto era Natale e Barbara non voleva offendere quella signora quindi, anche se titubante, accettò.

Il the era caldo, profumato, ben zuccherato e le fece piacere.

“Grazie signora, ho molto gradito il suo the, lei dove scende?” disse Barbara per gentilezza e per fare un po’ di conversazione.

“Io scendo a Milano e poi risalgo e torno a Torino, poi di nuovo Milano e poi Torino. Fino a domani mattina che è Natale. Poi io e la mia casa decideremo dove andare”.

Barbara era imbarazzata.

“Non si preoccupi signorina, non mi guardi così. Sa, io una volta avevo una bella casa, uno splendido marito e una bambina che le assomigliava. Poi se ne sono andati e io piuttosto che stare in quell’appartamento ho raccolto le mie cose e giro per le strade con ila mia abitazione ambulante. Mi fermo dove voglio ma d’inverno dormo sui treni perché sono più caldi e sicuri e non sento i passi di quelle persone orribili che si sono portate via mio marito e mia figlia che di notte vogliono portare via anche me”.

Barbara non sapeva più cosa dire.

“Guardi signorina, sono contenta che il mio the le sia piaciuto. Sa queste due tazze sono l’unico vero tesoro che mi è rimasto. Adesso però, se non le dispiace, vorrei dormire un po”.

Barbara si sentì sollevata.

La signora si avvolse la coperta addosso e sprofondò in un sonno profondo.

Anche Barbara, cullata dal movimento del treno e intorpidita dal caldo del riscaldamento della carrozza stranamente funzionante si mise a sonnecchiare.

Quando il treno si fermò alla seconda stazione dopo Torino Porta Susa, Barbara si svegliò di colpo.

La signora che prima si era addormentata avvolta nella sua coperta non c’era più. E nemmeno lo scatolone, la sua casa.

“Sarà scesa – pensò la donna – però mi aveva detto che sarebbe arrivata fino a Milano. Che stupida, è Natale, quella signora lo passerà da sola e potevo invitarla a casa mia per il pranzo”.

Barbara si alzò in piedi e percorse praticamente tutte le carrozze per cercare quella signora. Non la trovò.

Stava arrivando alla sua stazione di destinazione quando Barbara decise di tornare in fretta al suo posto dove aveva lasciato il cappotto. Certo, durante la sua corsa tra le carrozze, aveva notato che sul quel treno era praticamente da sola ma sempre meglio essere prudenti.

Quando raggiunse lo scompartimento, dove aveva lasciato il cappotto, Barbara si accorse che la signora aveva dimenticato una delle sue tazze da the sul sedile.

“Accidenti, ci teneva così tanto”.

Scesa dal treno Barbara prese con se quella tazza con l’intenzione, nei giorni successivi, di trovare quella signora per restituirgliela. Sicuramente l’avrebbe incontrata di nuovo in stazione.

Barbara trascorse un felice e sereno Natale a casa con la famiglia ma quella donna era sempre nei suoi pensieri.

Il giorno 27 tornò in stazione a Torino Porta Nuova per ritrovare la signora e riconsegnarle la tazza da the assieme a un piccolo regalo che aveva deciso di farle.

Era un po’ come cercare un ago in un pagliaio. Decise quindi di rivolgersi al presidio di Polizia Ferroviaria della Stazione.

Qui Barbara fu accolta da un ispettore al quale spiegò quella sua strana richiesta.

“Signora – disse l’ispettore – vedremo come poterla aiutare. Sinceramente sono qui in servizio da cinque anni, con il lavoro che faccio conosco tutti i clochard che si aggirano in stazione, ma non mi sembra di aver mai visto la persona che lei mi ha descritto. A proposito, ma lei quella sera da che binario è partita?”

“Dal binario 24”

“Ma ne è proprio sicura?”

“Certo ispettore, me lo ricordo bene, ma perché questa domanda?”

“Signora, il binario 24, almeno in questa stazione, non esiste”.

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