Babbo Natale dallo psicologo – 9/25 Racconti del Mistero di Natale

Era la Vigilia di Natale. La città era al culmine della sua frenesia. Il Natale non è il 25 dicembre, il Natale è tutto quello che c’è prima.

Un mese fa, in una sede del centro cittadino molto prestigiosa, Franco aveva ricevuto il premio che attendeva da una vita: il miglior psicoanalista dell’anno a livello nazionale.

Adesso, la Vigilia di Natale, il medico psichiatra si stava godendo il suo riconoscimento tra un appuntamento e l’altro. Anche in quel giorno lavorava, si sarebbe fermato solo per Natale e Santo Stefano e poi avrebbe ripreso con i suoi pazienti.

Non erano casi gravi. Si trattava di persone che soffrivano perché nella vita non riuscivano a trovare la propria dimensione. Depressi, ansiosi, misantropi. Sembrava proprio che la società moderna avesse accentuato il malessere dell’animo umano.

Franco era un maestro nel farli ritrovare la loro strada. Per questo la sua agenda era piena, da quel giorno fino ai prossimi tre anni. Lo chiamavano le trasmissioni televisive per averlo come ospite, i giornali lo pregavano per averlo come esperto del settore e le emittenti radio se lo contendevano.

Franco, immerso nella penombra del suo studio, stava contemplando il regalo che si era fatto per Natale: un libro antico che raffigurava immagini natalizie dipinte a mano. Lo aveva pagato caro quel libro. Era un volume rarissimo, stampato in sole due copie in una tipografia parigina che da tempo non esisteva più. Non si conosceva l’autore ma negli ambienti dei librari antiquari dicevano che colui che aveva disegnato le illustrazioni, fosse un grande alchimista molto conosciuto e temuto.

La copia che aveva acquistato Franco aveva una caratteristica che lo rendeva unico e quindi estremamente costoso: una immagine dipinta molto particolare. Infatti all’interno di una illustrazione che raffigurava una casa con un grande camino acceso, un gruppo di bambini erano intenti a guardare qualcuno seduto su una sedia a dondolo in legno. Questo qualcuno aveva il corpo di un uomo alto e molto robusto, vestito di rosso e bianco, con il volto deformato in una macchia di colore.

Gli esperti affermavano che non era un errore ma che l’autore aveva voluto raffigurare esattamente così quell’uomo per dare un significato simbolico che mai nessuno era riuscito a decifrare.

Di quel libro esisteva un gemello. Negli ambienti si diceva che la seconda copia avesse invece il volto ben definito di quella figura che sedeva sulla sedia. Il volume gemello era praticamente introvabile e aveva un valore più alto rispetto a quello che possedeva Franco. Chi entrava in possesso dei due libri ne avrebbe scoperto il significato profondo ed esoterico.

Mentre il dottore osservava affascinato quell’illustrazione che aveva un qualcosa di magnetico, il telefono sulla scrivania del suo studio squillò.

“Sì Carla – disse lo psicoanalista pensando di anticipare la richiesta della sua segretaria – vai pure, anzi scusami, ti ho tenuto qui fino a tardi anche la Vigilia di Natale”.

“No dottore – rispose la donna – Ehm… C’è un problema. Ho qui una persona che dice che deve assolutamente vederla”

“Carla, digli di tornare la prossima settimana o di telefonare per fissare un appuntamento perché io per oggi ho finito”.

“Dottore, ma è Babbo Natale”

“Fallo entrare”

Lo psicoanalista era molto rigido e intransigente riguardo la scaletta dei suoi appuntamenti ma decise di far passare quella persona che diceva di essere Babbo Natale. Si sarebbe trovato sicuramente di fronte a un pazzo e se non riusciva a convincerlo ad andarsene avrebbe chiamato la Polizia o l’Ospedale a seconda della gravità. Decise di fare entrare l’uomo anche per togliere dall’imbarazzo e da eventuali pericoli la sua segretaria.

“E’ la Vigilia – pensò Franco ridendo – e come potrei mai rifiutare un consulto a Babbo Natale?

La porta si aprì e il dottore rimase stupito. Pensava di trovarsi davanti un uomo bizzarro, vestito a tema, magari un po’ alticcio, trasandato e confuso.

Si trovò invece di fronte a un uomo avanti negli anni ma molto alto e prestante fisicamente con una barba bianca e ben curata. Vestiva in modo elegante e raffinato.

“Prego si accomodi”

Senza dire niente l’uomo si accomodò sul lettino dello psicoanalista.

Franco prese posto sulla sua poltrona e tirò fuori taccuino e penna.

“Mi dica, come mai ha deciso di venire da me?”

“Mi ha riconosciuto?” – chiese il nuovo paziente.

“Veramente no” rispose Franco per stare al gioco cercando di scoprire dove quello strano personaggio voleva andare a parare.

“E’ normale. Sono vestito in borghese ma tra qualche ora, quando indosserò il mio abito da lavoro, sarò di nuovo riconoscibile”

“In che senso scusi?”

“Io sono Babbo Natale”

“E come mai è qui da me?”

“Vede dottore, io ho smarrito la mia identità e non mi sento più Babbo Natale. I bambini non mi scrivono più le lettere perché adesso hanno i computer; nei centri commerciali esistono migliaia di miei cloni che si fanno fotografare con le persone per vendere i loro ricordi; mi disegnano ovunque senza mai chiedere il permesso; alcuni dicono che non si sanno di preciso da dove io venga e altri scrivono che sono un’invenzione commerciale di una nota bevanda. Io non me la sento più, stanotte non voglio consegnare i regali così tutti si accorgeranno che io esisto e avranno più rispetto. Sono stanco. E poi non esistono più i camini dove io scendevo. Adesso devo fare mille peripezie per infilarmi tra porte blindate e vetri antiproiettile. I genitori non fanno più andare a dormire i bambini presto la sera della Vigilia così da potermi far entrare tranquillamente e le persone non mi aspettano più. Nemmeno mi lasciano qualche dolce o qualcosa da bere. Insomma, mi vien voglia di mollare tutto”.

Lo psicoanalista non fece una piega.

Finse di scrivere qualcosa sul suo taccuino e disse

“Lei è stato molto chiaro. Però oggi è la Vigilia di Natale e io devo chiudere lo studio e tornare a casa dalla mia famiglia che mi sta aspettando. Insomma, deve tornare perché per oggi non c’è più tempo”.

“Non si preoccupi – rispose l’uomo – lei con me ha a disposizione tutto il tempo che vuole”.

Lo psicoanalista ascoltò ancora Babbo Natale, gli fece un quadro preciso della sua situazione psicologica e psichiatrica e gli diede alcune indicazioni. Poi gli disse che la seduta era terminata.

“Grazie dottore – si congedò l’uomo – Lei quel premio se lo merita tutto. Adesso ho capito molte cose e sto benissimo. Sono pronto per la notte della Vigilia. Quanto le devo?”

“Per oggi nulla”

“Buon Natale Dottore”

“Buon Natale a lei”

Quando quell’uomo uscì Franco guardò l’orologio. Era convinto di essere in ritardo, invece da quando quello strano paziente che credeva di essere Babbo Natale, era entrato e uscito, erano passati pochi minuti.

Franco andò a casa per la cena della Vigilia in famiglia aspettando il Natale il giorno dopo.

Il mattino di Natale, al risveglio, tutta la famiglia si avvicinò all’albero per aprire i regali.

“Questo è per te” disse la moglie di Franco porgendogli un pacco legato con degli spaghi.

“Chi me lo ha regalato?”

“Io no, anzi, ieri sera non c’era proprio”.

Lo psicoanalista aprì il pacco e sgranò gli occhi con la bocca spalancata. Dentro al misterioso pacco c’era un libro. Il libro gemello.

Franco sfogliò subito le pagine fino ad arrivare all’illustrazione che da tempo cercava. Questa volta l’uomo seduto sulla sedia di legno con attorno i bambini che lo guardavano aveva un volto ben definito: era identico a quello del suo paziente che diceva di essere Babbo Natale.

Nel pacco un biglietto:

“Caro dottore,

Lei è stato molto gentile e mi ha fatto guarire. Senza di lei tanti bambini questa notte sarebbero rimasti senza doni.

So che questo libro lo cercava da tempo. E’ il mio regalo di Natale per lei

Babbo Natale”

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