L’albero sul treno verso sud – 7/25 Racconti del Mistero di Natale

Nino era uno studente universitario in una grande città del Nord.

Quell’anno doveva sostenere l’ultimo esame della sessione il 23 di dicembre, proprio a ridosso del Natale.

La sua famiglia lo aspettava a casa, al sud, per trascorrere il Natale assieme.

27 fu l’esito dell’esame.

“Ci mancava solo che non lo passassi – pensò lo studente – dopo che mi tocca prendere il treno la mattina della Vigilia e arrivare a casa giusto per il pranzo di Natale”.

Era consuetudine di Nino, dopo aver dato un esame con esito positivo, uscire a festeggiare con gli amici. Ma quella sera no, era il 23 e il ragazzo corse nel suo appartamento a preparare le ultime cose per partire.

Il mattino dopo si presentò in stazione con tre ore di anticipo. Pensava di essere uno tra i primi ma il treno, che lo avrebbe riportato a casa al sud nelle prime ore del mattino di Natale, aveva già qualche passeggero in attesa sul binario prima che aprissero le carrozze.

C’era sempre un’atmosfera magica su quel treno. Un Natale che iniziava in anticipo sui vagoni, dove tutti erano allegri, tutti stracolmi di valigie vuote per riportare, al ritorno, pezzi di sud al nord.

Quel giorno, l’unico malinconico era il proprietario del bar della stazione, un siciliano trapiantato ormai da trent’anni al nord.

Nino conosceva quel signore, era stata la prima persona amica dello studente quando era arrivato nella grande città al nord e quando avevano scoperto che i loro paesi distavano pochi chilometri, quel barista era diventato una sorta di fratello maggiore.

In quel bar, Giuseppe, così si chiamava il barista, aveva portato un angolo di sud alla stazione centrale con le paste di mandorla, di nocciola, i cannoli con la ricotta e le cassatine. Per pochi clienti selezionati faceva arrivare anche provole, pecorino e pistacchio.

“Giuseppe – disse lo studente bevendo il suo caffè – sei triste oggi?”

“Certo che sono triste. Io il Natale lo vorrei passare al mio paese al sud ma gli affari sono affari e devo tenere il bar aperto che mia figlia, il prossimo anno si vuole sposare”.

“Dai te lo saluto io il tuo paese, ma tua figlia non si doveva sposare con me?”.

“Prenditi il caffè che è meglio” rispose il barista ridendo.

Nino capiva benissimo lo stato d’animo di Giuseppe. Il Natale al sud era qualcosa di speciale, la terra chiamava, la famiglia e i gli amici d’infanzia aspettavano per fare festa.

“Ma tu l’hai mai preso quel treno? chiese lo studente al barista.

“Certo che l’ho preso, lì sopra ci manca solo l’albero di Natale”.

Nino sorrise, si girò con la tazzina del secondo caffè in mano e lo sguardo gli cadde sull’albero di Natale allestito al bar.

“Hai fatto un bell’albero quest’anno Giuseppe, e quelle palline?”.

“Quelle arrivano dalle mie parti, c’è un artigiano che me la fa. Sono un pezzo di me perché ogni anno che scendevo, ritornavo poi al nord con dieci palline per anno”.

Erano delle palline per addobbare l’albero di Natale speciali. Venivano realizzate in ceramica e decorate tutte a mano con motivi natalizi che richiamavano simboli della Sicilia. Erano uno spettacolo.

“Se me le regali ci addobbo il treno” rise Nino.

“Perchè no? – rispose Giuseppe – Mi hai fatto venire un’idea”

“Sentiamo”

“Allora, ogni persona che stamattina si prende un caffè qui da me e sale su quel treno per andare al sud, può portarsi dietro una pallina per il viaggio a due condizioni. La prima è che quando torna me la restituisce; la seconda è che chi prende una pallina lascia al suo posto un biglietto scritto con un pensiero sul Natale al sud. Quel treno fa tante fermate prima della Sicilia, mi piacerebbe una frase scritta da ogni viaggiatore sulle tradizioni della sua terra dove torna a trascorrere il Natale”.

“Ma stai scherzando?”

Una famiglia di viaggiatori diretti a sud, che si era fermata per far colazione da Giuseppe, sentendo il discorso tra i due fu subito entusiasta della proposta.

La moglie che era maestra in una scuola elementare della città del nord, scrisse subito il suo biglietto e lo appese all’albero. Seguirono le frasi del marito e dei due figli che facevano le scuole medie. Ebbero le loro palline.

In men che non si dica la voce si sparse, entrarono altre persone dirette al sud su quel treno, consumarono il caffè e lasciarono il loro foglio scritto a mano al posto delle palline che ritiravano.

Nino non ci poteva credere.

Giuseppe nemmeno, era commosso.

Il treno partì diretto a sud tutto addobbato con le palline in ceramica dell’albero di natale del bar della stazione centrale.

Fu un piccolo Natale, prima di Natale.

Giuseppe quella sera, mentre il treno correva verso sud, chiuse il bar e rimase ad ammirare il suo albero con tutti quei fogli che contenevano pensieri e ricordi. Li lesse uno a uno.

Quando i viaggiatori rientrarono in città, tutti restituirono la pallina di Natale a Giuseppe il quale offrì a ognuno di loro un caffè.

Nino non restituì mai la pallina. Su indicazioni di Giuseppe la lasciò sull’albero di Natale allestito nella piazza del paese del barista.

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