Un misterioso incontro in via Carlo Alberto a Torino

Era una splendida mattina di maggio del 2017. Stavo passeggiando in via Carlo Alberto, in pieno centro, diretto verso la stazione di Porta Nuova.

Saranno state le 11:30, non ricordo bene. Quel volto invece mi è rimasto ben impresso nella memoria come una fotografia. Un viso scavato dagli anni, ben rasato, una pelle bianca quasi cerulea; lo stesso colore dei capelli molto corti aderenti alla nuca. Quell’uomo mi sbucò davanti dal nulla, era vestito con un lungo impermeabile nero. Senza che me ne accorgessi mi sbarrò la strada, sembrava che stesse aspettando proprio me.

«Buongiorno – mi disse – le posso chiedere un favore?».

«Mi dica» risposi ricambiando il saluto.

Quello che ne seguì fu un dialogo surreale.

Il signore mi spiegò che aveva bisogno di aiuto perché era arrivato a Torino, dal Sud Italia, da qualche anno. Da poche settimane aveva perso il lavoro nella fabbrica in cui era occupato. Mi domandava se potevo dargli qualche spicciolo perché gli era finita la bombola del gas. Abitava in una modesta casa nel quartiere di San Salvario.

Frugai nelle tasche e gli porsi alcuni spiccioli.

L’uomo sembrò disinteressarsi alle monete e mi porse i palmi delle mani.

«Guardi qui»

Aveva mani bianchissime, sembravano saponificate. Mi accorsi di un particolare inquietante: quei palmi erano completamente lisci, senza solchi.

«Vede – mi spiegò – a forza di lavorare in quella fabbrica a contatto con sostanze chimiche le mie mani si sono completamente rovinate».

Poi, in un istante, l’uomo si incamminò verso la direzione opposta alla mia senza prendere le monete che gli avevo offerto.

Io proseguii ma dopo pochi istanti mi girai per ricordargli che si era dimenticato di prendere gli spiccioli. Non lo vidi più, era improvvisamente scomparso nel nulla.

Lo cercai con lo sguardo. Mi incamminai nella direzione dove era andato ma non riuscivo a scorgerlo. Provai anche a guardare dentro le vetrine dei bar per capire se si era fermato da qualche parte. Nonostante i miei tentativi non lo rividi mai più.

Nei giorni successivi, alla stessa ora, ripercorsi più volte lo stesso tragitto con la speranza di incontrare di nuovo quell’uomo. Non era tanto per le monete che non aveva preso, quanto per capire se quella persona era reale o meno.

Avevo infatti avuto la netta sensazione di essermi trovato di fronte ad una proiezione, ad un essere irreale che proveniva da tempi che non esistevano più. Una sorta di bolla temporale, una sensazione che mi è molto familiare quando passeggio per Torino e che forse, quel giorno, con quell’incontro, si è palesata in modo inequivocabile.

Torino mi ha sempre trasmesso delle sensazioni particolari. Passeggiando per le sue strade mi è capitato diverse volte di alzare la testa per osservare le finestre dei palazzi, i muri, i portici, i cancelli e i cortili. Tutte le volte in cui i miei occhi si sono sintonizzati sull’insieme o sui dettagli, mi sono chiesto quali erano le storie che si celavano all’interno di essi. Intrecci, destini, incontri.

Mi sono così lasciato guidare dal flusso della città alla ricerca del suo spirito.

Ho letto libri, ho parlato con le persone, raccolto testimonianze, esplorato ma soprattutto ho continuato a passeggiare.

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