Passeggiando nella nebbia

Stasera in città c’era la nebbia, un leggero velo. Ricordo i nebbioni di quando ero bambino: non si vedeva a un palmo dal naso di distanza, si stava in casa dopo aver affrontato quel freddo nelle ossa che solo l’umido della nebbia è capace di far sentire.

Non c’è più la nebbia di una volta, come non c’è più la neve. No, non voglio fare il nostalgico a tutti i costi, non voglio passare per quello che: “una volta era tutto meglio”. Però devo prendere atto che negli ultimi anni anche il meteo si è appiattito e fa troppo caldo.

Torno alla passeggiata di questa sera, allo spirito della nebbia. Il suo velo ovatta, fa perdere l’orientamento, confonde ma soprattutto fa smarrire la direzione in un mondo che pensiamo di conoscere.

Eppure nella nebbia mi sento bene, a mio agio.

Quando ho scritto il mio primo libro mi sono sentito pronto per farlo guardando un mattone immerso nella nebbia.

Ho una immagine nella mia mente, una fotografia mentale che mi appartiene da sempre. Vedo un villaggio avvolto nel velo bianco, fumoso, umido e freddo. Vedo le strade con l’acqua di condensa, ombre che si muovono, voci che si perdono in lontananza e un camino con il fuoco acceso.

Il fatto è che la nebbia è un portale verso altre dimensioni, in essa vivono visioni e creature che con il sole e la luce non si possono vedere.

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